Focus · Giornalismo, fotografia e identità
Francesco Arena. Other Identity, la rubrica imperdibile che interroga il nostro volto pubblico
Un focus su Francesco Arena e sulla rubrica settimanale Other Identity di Exibart: fotografia, video e performance per leggere identità, autorappresentazione e spazio pubblico.

In breve
Francesco Arena è giornalista culturale e autore per Exibart, oltre che artista visivo, fotografo, performer, videomaker e curatore indipendente. Dal suo progetto Other Identity è nata una rubrica settimanale che, numero dopo numero, costruisce un archivio vivo delle forme con cui l’arte contemporanea rappresenta identità, corpo e immagine pubblica.
Definirla una semplice sequenza di interviste sarebbe riduttivo. Le domande ritornano, ma le risposte divergono: il formato diventa uno strumento comparativo e permette al lettore di riconoscere continuità, contraddizioni e trasformazioni nella grammatica visiva contemporanea.

Da progetto curatoriale a rubrica settimanale
Other Identity nasce nel 2016 come progetto multimediale e rassegna ideata da Arena. Nel 2022 il concept diventa l’omonima rubrica di Exibart: un appuntamento regolare dedicato ad artisti che attraversano fotografia, video e performance per indagare identità e autorappresentazione.
L’archivio personale di Arena su Exibart si estende oggi per decine di pagine. Questa durata è parte del valore del progetto: non fotografa una tendenza fugace, ma accumula voci e immagini fino a produrre una mappa interrogabile del presente.

Un questionario che non addomestica le differenze
Arena parte da una constatazione precisa: il privato diventa continuamente pubblico e ogni gesto contribuisce a costruire una rappresentazione di noi. Da qui nascono domande sull’apparenza sociale, sull’identità di genere, sul valore della firma e sul rapporto tra vita intima e agire pubblico.
La ripetizione delle domande non uniforma gli artisti. Al contrario, rende visibili le differenze. Ogni risposta sposta il significato della precedente e trasforma la rubrica in un montaggio corale, leggibile sia come giornalismo culturale sia come dispositivo curatoriale.

Robert Gligorov: l’identità come performance
Nel numero 210, Robert Gligorov ripercorre il passaggio dalla fotografia, dal cinema e dallo spettacolo a una pratica artistica dedicata all’autoanalisi. Il corpo e l’immagine dell’artista diventano materiali mobili, capaci di attraversare estetismo, rifiuto del cliché e zone più oscure della psiche.
La conversazione mette a fuoco anche una posizione radicale: per Gligorov l’arte non coincide con l’oggetto né con la ripetizione di una firma riconoscibile. È un’intenzione che organizza linguaggi, tecnologie e percezione, lasciando aperta la possibilità che l’identità dell’autore cambi da un progetto all’altro.

Stefano Gervasoni: il soggetto è il primo spettatore
Nel numero 209, Stefano Gervasoni racconta una fotografia radicata nel mondo kinky e BDSM, costruita con persone che condividono quell’immaginario e non con modelli chiamati a interpretare un ruolo esterno. Il ritratto nasce da un processo partecipato e vuole essere significativo prima di tutto per chi viene fotografato.
Questa prospettiva rovescia una dinamica abituale della fotografia erotica. Maschere, simboli e comportamenti non nascondono necessariamente il soggetto: possono diventare strumenti per rendere visibile una parte autentica, intima e poco conforme alle aspettative sociali.

Massimo Scognamiglio: tra ciò che si mostra e ciò che resta segreto
Nel numero 211, Massimo Scognamiglio descrive il proprio lavoro come una tensione tra pubblico e privato. Fotografia e pittura attraversano bocca, punk, stanze, paesaggi e ritratto per osservare ciò che l’immagine rivela proprio mentre tenta di proteggerlo.
Punk Aristocracy, Tales of Humans in a Landscape e il Ciclo delle Stanze mostrano linguaggi differenti legati dalla stessa domanda: quanto della nostra identità scegliamo davvero e quanto viene deformato dalle aspettative sociali, dalla memoria e dal desiderio di apparire?

Perché la rubrica è un archivio da seguire
Il merito di Arena sta nella continuità dello sguardo. Other Identity non cerca una definizione definitiva dell’identità contemporanea: conserva risposte incompatibili, pratiche mature e ricerche emergenti, mettendole in relazione attraverso una struttura riconoscibile.
Per chi studia fotografia contemporanea, performance, video e cultura visuale, la rubrica è un punto d’accesso raro: le immagini non illustrano soltanto le parole e le parole non spiegano soltanto le opere. Insieme costruiscono un archivio di posizioni sul modo in cui il sé diventa pubblico nel terzo millennio.

Opere e percorsi visivi


Fonti e percorsi
Le fonti sono inserite per permettere al lettore di verificare e approfondire. I collegamenti ufficiali degli artisti sono parte del servizio, non un’appendice.