AI ART DOSSIER · PHOTOGRAPHY AND PHYGITAL
Matteo Basilè: thirty years before the artificial image
From 1990s digital photography to Floramagnifica, Intermundia and Lumen et Ombra.


IL RITRATTO NON È PIÙ UNA SUPERFICIE: È UNA SOGLIA.



L’AI arriva dopo trent’anni di immagini digitali
Matteo Basilè non incontra l’intelligenza artificiale come una scorciatoia recente. Nato nel 1974 e attivo a Roma, lavora dalla metà degli anni Novanta sul rapporto fra fotografia, manipolazione digitale, identità e costruzione scenica. L’AI entra quindi in una grammatica già formata: non inventa il suo mondo, ne altera le possibilità.
Nei suoi lavori il punto non è dimostrare che una macchina sa produrre un volto plausibile, ma capire che cosa accade al ritratto quando corpo, archivio fotografico, pittura, codice e memoria smettono di avere confini netti.

Dal manierismo tecnologico al post-umano
Achille Bonito Oliva ha descritto la sua ricerca come un manierismo tecnologico attraversato da surrealismo pittorico. Pose solenni, dettagli minuziosi, anatomie ambigue e spazi appartenenti a epoche diverse producono immagini dense, lontane dalla levigatezza impersonale di molta produzione generativa.
L’esperienza di quattro anni nel Sud-est asiatico rafforza la tensione fra Oriente e Occidente, sacro e profano, mito e materia. Il post-umano di Basilè non è fredda fantascienza: è un corpo rituale, sensuale e instabile, continuamente riscritto dall’immagine.

Floramagnifica: addestrare una genealogia
Floramagnifica immagina un DNA femminile che attraversa ventuno generazioni ideali. L’artista dichiara di avere addestrato l’intelligenza artificiale per produrre ritratti in cui elementi botanici, fisionomie e reminiscenze della pittura fiamminga formano una genealogia inesistente ma visivamente coerente.
L’AI non sostituisce la fotografia: costruisce parentele impossibili. Volti, fiori e texture sembrano appartenere a una stessa specie dotata di memoria. L’opera interroga così ciò che ereditiamo e ciò che le immagini possono inventare per noi.

Intermundia: dalla fotografia alla soglia phygital
Intermundia nasce dalla serie fotografica Artemisia. Il modello viene addestrato sulle immagini originali e innesta i volti in paesaggi ispirati a Leonardo da Vinci. La citazione storica non funziona come fondale decorativo: figura e ambiente vengono trattati come un unico organismo.
Con la realtà aumentata il ritratto continua oltre la stampa. Lo schermo rivela livelli e trasformazioni nascoste, facendo dell’opera un passaggio fra oggetto fisico ed evento digitale. Il supporto non viene negato, ma reso poroso.

Lumen et Ombra e Pholisma Sonorae
Lumen et Ombra unisce fotografia, AI e programmazione. Figure ascetiche e nobiliari esistono in una doppia dimensione: l’immagine fisica e una metamorfosi accessibile attraverso la tecnologia. Il tempo non conserva il volto, lo rimette in movimento.
In Pholisma Sonorae il video-ritratto diventa flusso. Un archivio personale di fotografie e testi alimenta un immaginario fungino e psichedelico. La macchina agisce come interprete, ma il lessico resta quello di Basilè: contaminazione, solennità, metamorfosi e attrazione per ciò che è insieme biologico e artificiale.
Mostre, musei e collezionismo
La traiettoria attraversa GNAM, MART, MACRO, Palazzo Collicola, musei e gallerie in Europa e Asia. Questa continuità distingue l’esperimento occasionale da una ricerca: l’AI è un capitolo dentro una pratica espositiva avviata nel 1994, non un’identità promozionale costruita a posteriori.
Per collezionare questi lavori bisogna chiedere che cosa comprende l’opera: stampa, edizione, certificato, file, attivazione AR, durata del software e possibilità di migrazione. Nelle opere phygital la conservazione tecnica è parte della provenienza.
Sources and further reading
Sources allow readers to verify and explore. Official artist links are part of the feature, not an appendix.

